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Comune di
Marineo
Città Metropolitana di Palermo

Chiesa di San Michele

chiesa san micheleDove oggi si trova la chiesa di S.Michele Arcangelo in precedenza si trovava una costruzione adibita a tomba gentilizia, edificata in origine fuori dell’abitato per un nobile del tempo di nome Antonio Provenza.
L’idea di trasformare la tomba in chiesa venne dopo la formazione del quartiere, quando la tomba era stata già inglobata dalle abitazioni. Ormai però non solo non vi era più spazio per una piazza antistante, ma addirittura mancava lo spazio per la stessa chiesa e per realizzarla fu necessario invadere la strada adiacente.
La edificazione della chiesa risale alla prima metà del XVII secolo. La sola notizia storica che esiste sull’edificio è del 1630 e si trova nel testamento di Giustina D’Amato (vedova di Antonio Provenza) che aveva acconsentito a trasformare la tomba del marito in chiesa dedicata a S.Michele Arcangelo.
Successivamente, quasi a sopperire alla mancanza di spazio, i Marinesi l’hanno tanto abbellita da farla divenire, per ricchezza decorativa, la seconda chiesa di Marineo. Non esiste una unità stilistica tra interno ed esterno. Esternamente sono visibili il lato posteriore che invade quasi tutta la larghezza della strada adiacente, tranne un piccolo corridoio pedonale di poco più di un metro, e il semplice prospetto principale che si distingue dalle adiacenti costruzioni con un lineare portale, con una grande finestra rettangolare arcuata (unica sorgente di luce per la navata interna) e con un frontone triangolare di origine classica. Sulla sinistra c’è il campanile incorporato alla costruzione.
L’interno è ancora originale. E’ un ambiente piuttosto movimentato e ricco di decorazioni a stucchi, realizzati nel secolo scorso da un autore ancora da confermare. Dallo stile, gli stucchi risultano anteriori di qualche decennio di quelli della volta della Matrice e coetanei di quelli della chiesa del Santuario di Tagliavia, con i quali hanno in comune elementi e caratteristiche tali da farci ritenere che ci troviamo di fronte o allo stesso autore o a un suo stretto collaboratore.
L’ambiente è formato da una sola navata di metri 17,50×6,50 con quattro campate più il presbiterio e con volta a botte scemata. Navata e presbiterio sono separati da un arco trionfale anche esso scemato, sostenuto da due pilastri a sezione quadrangolare accostati alle pareti e decorati, nei tre lati visibili, da lesene scanalate a spigolo smussato con capitelli ionici.
Sull’ingresso si trova un originario loggiato con ringhiera in legno e con pavimento in terracotta. E’ sostenuto da due colonne ioniche.
Al centro, lungo il pavimento della chiesa, tre ossari profondi un paio di metri, conservavano, fino a pochi decenni fa, resti di defunti ora esumati. Lateralmente, sempre sul pavimento, si trovano quattro lapidi (due per parte) del settecento, con iscrizioni ormai in gran parte indecifrabili. Si tratta di tombe gentilizie.
Le pareti laterali sono articolate da sei cappelle (tre per lato) con arco a tutto sesto e corredate da altari con mensa sostenuta da colonnine. Le cappelle sono divise da lesene neoclassiche.
Sulla parete destra accanto all’ingresso, in una nicchia, si trova un rilievo a forma ovale che rappresenta la figura di S.RAIMONDO protettore delle partorienti.

Le prime due cappelle laterali ospitano due grandi tele ad olio del 1876, firmate dal religioso Salvatore Sacco di Montevago. Raffigurano una S.ELIGIO e l’altra S.GIUSEPPE.
Non conosciamo altre notizie sulle due tele e non sappiamo perché si trovano proprio nella chiesa di S.Michele ne chi li abbia commissionate. Esteticamente non sono di gran pregio, ma presentano certe qualità che è bene ricordare.
S.Eligio comunemente detto S.Alò, era un Santo abbastanza noto e venerato nella Marineo dell’Ottocento. Nato in Francia, visse nel VI secolo e praticò vari mestieri dei quali venne proclamato patrono. A Marineo è ricordato ancora oggi come protettore degli animali e in particolare di quelli da soma.
Nella tela, S.Eligio è rappresentato mentre guarisce la zampa anteriore spezzata di un cavallo. I contadini marinesi, fino a poco tempo fa, quando i loro animali stavano male, li conducevano davanti alla chiesa di S.Michele raccomandandoli a S.Alò.
La composizione, impostata in un paesaggio collinare, è a forma rettangolare lunettata di cm 250×150. E’ composta da due coppie di figure: a sinistra quella del cavallo e del suo padrone che gli sostiene la zampa monca ed a terra la parte dell’arto staccata, e a destra, S.Eligio e un chierichetto. Il Santo, con il bastone pastorale (perché a tarda età fu nominato Vescovo), è rappresentato nel momento in cui sta per compiere il miracolo, indossa il camice, la stola e la cappa ed in testa ha la mitra; con il braccio destro alzato benedice in nome della SS.Trinità.
Quello che nel dipinto lascia a desiderare, è la impostazione delle due figure laterali: il chierichetto e soprattutto il cavallo, tagliate dalla linea marginale del dipinto.
Anche se l’autore non è particolarmente valente nell’elemento compositivo, mostra di possedere un acuto spirito di osservazione, senso cromatico e decorativo e riesce a rappresentare anche i particolari più minuziosi con una certa sicurezza. Le espressioni realistiche delle figure, le zampe del cavallo e i particolari dell’abito talare del Santo, dimostrano un particolare talento dell’autore.
La tela, dopo il recente restauro del 1994 fatto eseguire dalla congregazione di S.Michele Arcangelo, è in buone condizioni.
Il dipinto di S.Giuseppe dalla stessa forma e dalle stesse dimensioni di quelle di S.Eligio, rappresenta il Santo con in braccio Gesù dormiente. Le due figure, che occupano la posizione centrale della composizione, sono impostate in un ampio paesaggio di campagna con a destra, sullo sfondo, la sagoma di una città e sono fiancheggiate da esili alberelli in un prato verde con fiori in primo piano.
La figura di S.Giuseppe appare come quella di un anziano padre affezionato al proprio figlio di cui ha la massima cura e a cui volge ogni minima attenzione. Il suo realistico volto ha una espressione lieta e soddisfatta mentre contempla la paffuta figura del fanciullo che riposa poggiando la testa sulla spalla del padre. Il fanciullo, che si presenta con braccia e mani rilassate, è coperto da una semplice tunichetta.
L’autore ha saputo cogliere un delicato e felice momento della vita di S.Giuseppe, esteticamente però non ha saputo dare alla figura del Santo, un aspetto armonico ed elegante. Infatti è coperto da un abbondante panneggio che lo rende goffo e pesante soprattutto nella parte inferiore, rendendo la composizione poco aggraziata.

Una statua in legno del tardo ottocento e di autore ignoto raffigurante S.TERESA, è collocata nella cappella centrale di destra. Nella terza cappella di destra, si trova la statua settecentesca di S.MICHELE ARCANGELO eseguita da un ignoto autore. L’Arcangelo, raffigurato con le ali dietro la schiena, indossa la corazza e il gonnellino e regge con la mano destra alzata una spada e con la sinistra una bilancia.
Nella cappella di sinistra, troviamo una bella e armoniosa immagine di CRISTO CROCEFISSO del XVIII secolo di cm 100×80. Il Crocefisso è stato posto in questa cappella nell’ottocento, quando, assieme alla chiesa, è stata decorata con la raggiera, sullo sfondo, e i simboli della Crocifissione. Nella stessa cappella, in basso, si può vedere anche una tela ad olio di piccoli dimensioni del XIX secolo con l’immagine della ADDOLORATA, tela che si trova ancora in discrete condizioni.
Tra le cappelle e il cornicione, le pareti sono decorate con stucchi a motivi floreali diversi tra loro.
La volta a botte scemata, che racchiude tre file di riquadri separati da fasce ortogonali, offre una fredda e minuziosa decorazione a stucchi che rappresentano motivi fitomorfi. Al centro dell’arco trionfale si trova un festone con teste di putti e la seguente scritta “Quis Ut Deus?”.
Il presbiterio è l’ambiente meglio decorato e meglio conservato di tutta la chiesa. La parte bassa della parete di fondo è occupata da un prezioso altare neoclassico della prima metà dell’ottocento in marmi policromi che è addossato alla parete. Si compone di quattro pannelli in marmo sulla mensa arricchiti da due intagli in legno, dorato che rappresentano l’offerta di Melchisedec, da un ciborio cilindrico sormontato da una cornice aggettante sostenuta da quattro colonnine che racchiudono la porticina e della mensa sostenuta da colonnine. Ai lati della mensa si trovano altri due intagli su legno che rappresentano figure di Santi molto simili, come maniera e come manifattura, a quelli che si trovano nell’altare della chiesa di Tagliavia. Sotto la mensa, in data non precisata, è stato collocato un piccolo sarcofago che dovrebbe contenere le ossa di Giustina D’Amato. Due vasi in marmo decorati con festoni floreali, sono collocati ai lati del sarcofago.
La parete di fondo è decorata con pannelli rettangolari a stucchi e con quattro lesene che inquadrano la nicchia dove si trova una interessante statua in legno della seconda metà del XVIII secolo raffigurante la MADONNA DEL CARMELO.
Di questa opera nessuna notizia abbiamo e nessun documento possediamo che ci possa indicano l’autore, il committente e la provenienza. Probabilmente è stata commissionata dalla congregazione della Madonna del Carmelo, insediatasi nella chiesa entro la prima metà del XVII secolo. Il bozzetto della statua, secondo informazioni raccolte, fino a poche decine di anni fa esisteva ancora. Ora se ne sono perdute le tracce.
Ci troviamo di fronte ad una bella immagine, sia dal punto di vista estetico che per il suo movimento plastico di tendenza classica.
L’artista ha voluto sbizzarrirsi in una ricerca minuziosa di particolari, soprattutto nella resa dei panneggi che ha curato centimetro per centimetro sfruttando con intelligenza tutta la superficie.
La Vergine con il braccio destro tiene il Bambino benedicente e poggia su una nuvola col piede sinistro e col piede destro su una mezza luna sotto alla quale sono due puttini alati.
Interessante è il doppio panneggio che ricopre la figura, costituito da una veste movimentata da minuziose pieghe frastagliate che seguono un andamento pressochè verticale e da un mantello sovrapposto che copre la figura in modo parziale con un movimento di pieghe ad andamento obliquo.
Questa diversa disposizione delle grinze di entrambi i panneggi, dà origine ad un insieme di valori chiaroscurali contrapposti che armonizzano tutta la composizione della statua rendendola gradevole alla vista dell’osservatore.
Decine sono le statue di Madonne realizzate in questo periodo nell’ambito del palermitano e numerosi gli autori che le hanno eseguite. Non mancarono le influenze soprattutto nella impostazione delle immagini e a volte anche nella maniera. Ma gli artisti più dotati lasciarono, nelle loro opere una impronta particolare, per cui anche se le opere non sono firmate o documentate, spesso si riesce grazie a questa impronta, ad attribuirle ai vari autori.
Nel XVIII secolo, le scuole più importanti che operarono nell’ambito del palermitano furono: quella dei Serpotta, dalla seconda metà del XVII alla seconda metà del XVIII secolo; quella dei Quattrocchi, dalla prima metà del XVIII alla prima metà del XIX secolo e quella dei Bagnasco, dagli inizi del XVIII alla prima metà del XIX secolo.
Nella statua della Madonna del Carmelo della chiesa di S.Michele, è evidente l’impronta della scuola dei Bagnasco. Nella quale operarono vari componenti della stessa famiglia che realizzarono molte opere. I caratteri formali della statua della Madonna, risultano più vicini a quelli rivelati dalla mano di Girolamo.
Entrambi le pareti laterali del presbiterio presentano due decorazioni perfettamente uguali con il medesimo tema formato da due lesene neoclassiche, che racchiudono quattro pannelli a stucchi di cui tre rettangolari ed uno quadrangolare che nella parte centrale presenta l’immagine di un angelo a mezzo busto. Tale particolare e altri motivi decorativi della chiesa, sono quegli elementi che maggiormente si avvicinano alle decorazioni che rientrano nello stile rococò e sono i particolari che ci fanno ritenere che gli stucchi sono precedenti a quelli della Matrice.
La volta del presbiterio è la parte più bella e preziosa di tutta la chiesa. E’ forata, alle basi, da due piccole finestre (di cui una sola funzionale), ed è decorata da cinque pannelli a stucchi racchiusi da fasce che vanno da una base all’altra della volta. Dei cinque pannelli, quattro hanno la forma rettangolare, sono disposti simmetricamente nelle estremità laterali e presentano a due a due gli stessi motivi decorativi. Il quinto pannello, che occupa la parte centrale, ha la forma quadrangolare e racchiude un motivo decorativo a raggiera.
Tutta la decorazione a stucchi su fondo azzurro è stata applicata dopo un paio di secoli dalla edificazione della chiesa. Come nella Matrice e nella chiesa del Santuario di Tagliavia, troviamo predominante l’elemento floreale che richiama lo stile rococò e quello neoclassico. Come importanza e valore artistico, si può dire che le decorazioni sono sullo stesso piano, ma non si può dire che le decorazioni delle tre chiese sono della stessa mano. Per quelle della Matrice, sappiamo già chi le ha eseguite e così anche per quelle della chiesa del Santuario di Tagliavia. Per gli stucchi della chiesa di S.Michele, data la forte affinità con quelli di Tagliavia, si può benissimo pensare a G.B. Noto o un collaboratore a lui molto vicino, ma manca un documento scritto per poterlo affermare.
Purtroppo negli ultimi anni, una infiltrazione di acqua piovana ha rovinato gli stucchi e la struttura in legno della volta e una rilevante parte di decorazione delle pareti. Con un recente restauro portato a termine nel 1996, oltre al recupero della struttura sono stati restaurati anche gli stucchi della volta. Resta ancora da restaurare e da ricostruire buona parte degli stucchi delle pareti.

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